Occorre superare la visione esclusivamente tecnologica della transizione ecologica, affermandola come una fondamentale leva di giustizia sociale e welfare urbano.
Quattro gli assi principali su cui ragionare:
Integrazione tra casa, clima e demografia: L’emergenza abitativa va affrontata ponendola in stretta relazione con il cambiamento climatico e il progressivo invecchiamento della popolazione. Garantire il diritto all’abitare significa oggi assicurare case efficienti dal punto di vista energetico, sicure contro le ondate di calore e accessibili a una popolazione con una quota crescente di anziani soli.
Welfare energetico contro la povertà energetica: La decarbonizzazione del patrimonio abitativo e l’accesso alle fonti rinnovabili sono pilastri della protezione sociale, indispensabili per tutelare le fasce più fragili dall’aumento dei costi dell’energia e dall’impatto dei fenomeni climatici estremi.
Rigenerazione urbana e consumo di suolo zero: È necessario fermare l’espansione incontrollata del territorio e promuovere una regia pubblica forte che riqualifichi l’esistente, riordinando i quartieri ed evitando dinamiche di gentrificazione o di espulsione dei residenti storici.
Partecipazione e comunità sostenibili: la trasformazione ecologica deve fondarsi sulla partecipazione territoriale, sulla contrattazione sociale e sul ruolo attivo del sindacato nella costruzione di comunità inclusive e resilienti.



